Seguici con il Feed Rss

Post in evidenza

Tecniche Di Memoria

TECNICHE DI MEMORIA E METODO DI STUDIO Questa guida è il risultato di un corso sulle tecniche di memoria seguito ai tempi dell’università...

martedì 21 luglio 2015

Come iscriversi al blog Guamodì Scuola

Gentile lettore di Guamodì Scuola,

abbiamo notato che, spesso, molti lettori non riescono a concludere la procedura di iscrizione alla newsletter di questo blog, che avviene inserendo la propria E-MAIL nello spazio in alto della colonna di destra, in corrispondenza della dicitura "Inserisci la tua mail per restare aggiornato sugli ultimi articoli del blog". 

Per questa ragione, in questa pagina riportiamo semplici istruzioni per effettuare CORRETTAMENTE l'iscrizione e ricevere, quindi, sulla propria casella di posta elettronica tutte le notizie, i materiali, le risorse pubblicati su Guamodì Scuola. 

Mille grazie per l'attenzione e buon lavoro!

Prof. Pierluigi Fratarcangeli
(Creatore e amministratore del blog Guamodì Scuola)

---------------------------

La procedura di iscrizione avviene nel seguente modo:

Dopo aver inserito la mail nello spazio apposito si riceverà un'altra mail di conferma nella propria casella di posta elettronica, in lingua inglese. Niente paura! Basta aprire la mail che avrà titolo e oggetto simili a quelli riportati in basso (evidenziati in giallo) e cliccare sul link di colore celeste; l'iscrizione è avvenuta.

Seguendo la procedura che viene segnalata (lo ripetiamo, è in inglese ma è facilissimo seguirne le istruzioni) ci si iscrive al blog e si riceverà una mail ogni volta che verranno pubblicate notizie.


Titolo Mail - FeedBurner Email Subscriptions

Oggetto - Activate your Email Subscription to: Guamodì Scuola 

La mail che riceverete per la conferma dell’iscrizione avrà il contenuto riportato sotto; senza farsi spaventare dal testo in inglese, quindi, basterà cliccare sul link sottolineato in celeste.

TUTTO QUI - L'iscrizione è avvenuta!


Hello there,

You recently requested an email subscription to Guamodì Scuola. We
can't wait to send the updates you want via email, so please click the
following link to activate your subscription immediately:


http://feedburner.google.com/fb/a/mailconfirm?k=JyRoaCKKcNUzEtep6qrB9WhG5bc


(If the link above does not appear clickable or does not open a browser
window when you click it, copy it and paste it into your web browser's
Location bar.)
--
This message was sent to you by FeedBurner (feedburner.google.com)
You received this message because you requested a subscription to the feed,
Guamodì Scuola.
If you received this in error, please disregard. Do not reply directly to
this email.

lunedì 20 luglio 2015

DDL - La Buona Scuola: testo definitivo da scaricare, leggere, apprezzare o criticare

Riportiamo nel link in calce a questo post il testo definitivo del DDL - La Buona Scuola.

Questo è il nome con cui è comunemente conosciuto il testo di legge che tanto ha fatto discutere il mondo della scuola e che, probabilmente, farà ancora discutere molto nei prossimi mesi.

Il testo, dopo essere stato licenziato dal parlamento e dopo la firma apposta dal presidente Mattarella, è ora legge:


Legge 13 luglio 2015, n. 107 

Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti. (15G00122) (GU n.162 del 15-7-2015)
 Vigente al: 16-7-2015


------------------

sabato 18 luglio 2015

Il significato della Bandiera Europea - Un intervento del prof. Mancini


La bandiera europea è costituita da un cerchio di 12 stelle dorate su uno sfondo blu. 


Il fondo blu è simbolo del mondo occidentale, (dove il sole "tramonta") e le stelle rappresentano gli ideali di unità, solidarietà e armonia tra i popoli d'Europa. Anche il cerchio è simbolo di unità, ma il numero delle stelle non dipende dal numero dei paesi membri, bensì fa riferimento al numero 12 quale ideale di ordine ed equilibrio. 

Secondo una versione non ufficiale, Arsène Heitz, disegnatore della bandiera e grande devoto della Madonna, avrebbe ripreso l'immagine delle dodici stelle dal dodicesimo libro dell'Apocalisse, in cui compare "una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle" (Apocalisse 12, 1-2), generalmente interpretata, appunto, come figura della Vergine.


La bandiera nasce nel 1955. Il Consiglio d'Europa, impegnato nella difesa dei diritti umani e nella promozione della cultura europea, sceglie il disegno in uso ancora oggi. Negli anni seguenti incoraggia le nuove istituzioni europee ad adottare la stessa bandiera.
Nel 1983 il Parlamento europeo decreta che la bandiera della Comunità sia quella già usata del Consiglio d’Europa. Nel 1985, i capi di Stato e di governo dei paesi membri ne fanno l'emblema ufficiale della Comunità europea, poi diventata "Unione europea".

N.B.: E' importante ricordare che nella versione ufficiale della bandiera le stelle devono avere tutte la punta rivolta verso l'alto.

Per approfondimenti:

Il post proviene dalla pagina Facebook del Prof. Mancini.

sabato 11 luglio 2015

Standard per l'educazione sessuale in Europa - File originale da scaricare

Nel dibattito "gender sì" oppure "gender no" si colloca anche il documento che riportiamo in questo post. E' scaricabile dai due link che trovate alla fine del post.

Si tratta dello "STANDARD PER L'EDUCAZIONE SESSUALE IN EUROPA", ed è un documento promosso dall'OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità ed elaborato dal BZgA - Federal Centre For Healt Education.

L'edizione italiana del testo (scaricabile in basso, lo ripetiamo) è promossa e finanziata dalla Federazione Italiana di Sessuologia Scientifica - FISS

Davvero in questo documento "si invitano gli educatori ad insegnare ai bambini di 4 anni a masturbarsi"?

 Quella appena citata tra virgolette è una delle frasi che ricorrono tra coloro che ritengono di dover difendere la famiglia tradizionale e l'identità maschio/femmina.

L'identità maschio/femmina esiste, figuriamoci, ma non crediamo che vada difesa - neppure dalle 68 pagine di questo documento - semplicemente perché nessuno la mette in discussione o la attacca.

Ad ogni modo, per avere un'idea chiara su cosa questo documento EFFETTIVAMENTE dice ne consigliamo la lettura diretta, senza mistificazioni inutili e manipolatorie.


-------------

martedì 7 luglio 2015

Si scrive "sé stesso" o "se stesso"? Quando correggerlo? Italiano Senza Errori

Mi ritrovai a discutere animatamente con il professore che esaminava la mia tesi di laurea:

"Ti ho segnato degli errori di ortografia", mi disse con superficialità, quasi scocciato.

La cosa mi sorprese non poco, perché avevo smesso di fare errori ortografici da un pezzo. Presi subito le fotocopie e iniziai a sfogliarle. Trovai segnato in rosso, in più parti, il pronome "" che scrissi come "sé stesso", pienamente consapevole di quello che avevo fatto.

- Il pronome "", quando sta davanti a "stesso" e "medesimo", non vuole mai l'accento - mi disse infastidito.

Ero troppo ferrato in materia per stare zitto.

- Guardi professore che, sebbene molti lo usino senza accento, non è affatto sbagliato usare il "sé" con l'accento, anzi. In realtà non esiste alcuna regola grammaticale che spieghi il perché sia giusto omettere l'accento. In ogni, caso, non è un errore.

- Le dico di sì. Vada a documentarsi.

Andai a documentarmi. Ricordavo esattamente la pagina della GRAMMATICA ITALIANA di Luca Serianni. Feci la foto nella parte in cui la questione veniva spiegata chiaramente e gliela mandai per e - mail.

Morale?

Quando il "" è un pronome e non una congiunzione (per la differenza tra i due casi vai al BOX alla fine del post) vuole l'accento; in alcuni casi, quando cioè è impossibile fare confusione tra i due casi, è possibile omettere l'accento, come per esempio:

- Pensa solo a se stesso;

- Pensano solo a se stessi.

Dicevamo che è possibile omettere l'accento,
 ma non è obbligatorio!

Scrive infatti Luca Serianni

"... è preferibile non introdurre inutili eccezioni e scrivere sé stesso, sé medesimo" (Grammatica Italiana - italiano comune e lingua letteraria).

E ancora, nel DOP - Dizionario di Ortografia e di Pronunzia si legge:

"Frequenti, ma non giustificate, le varianti grafiche se stesso e se medesimo, invece di sé stesso e sé medesimo".

Conclusione:
Manca una regola specifica che stabilisca quale forma usare nel caso di "sé" pronome in "sé stesso" o "sé stessi".

Per questa ragione sarebbe corretto usare il "sé "accentato. Essendo tuttavia molto diffuso l'uso del "sé" pronome non accettato (nelle forme suddette) allora possiamo ritenere giustificate tutte e due le forme.

Come suggeriscono gli accademici della Crusca, la correzione del "" accentato nei pronomi "sé stesso" e "sé stessi", soprattutto in sede di valutazione di elaborati scolastici e affini (come nel mio caso al tempo dell'università), non è giustificabile. 


BOX: "se" o "sé"?

La parola "se" può essere sia congiunzione che pronome.

Un esempio può aiutare a distinguere i due casi:

Congiunzione: "Se non lavori non mangi";

Pronome: "Va da sé che non mi ascolti!!!" oppure "Ognuno per sé, Dio per tutti".

Un "trucco" utile, per non fare confusione, è sostituire mentalmente il "se" con "sé stesso": nel caso il senso della frase non cambi vuol dire che è un pronome e quindi vuole l'accento. Diversamente si tratta di una congiunzione e quindi l'accento non ci vuole in nessun caso. 


-------------------------------




lunedì 6 luglio 2015

Masturbazione per i bambini della scuola dell'infanzia: le linee guida OMS la incitano davvero ? Un intervento di Alberto Pellai

Guamodì Scuola continua a diffondere - previa esplicita autorizzazione dell'Autore - gli interventi del professor Alberto Pellai, noto psicologo dell'età evolutiva e autore di numerosi libri.
Il professor Pellai, soprattutto negli ultimi mesi, è vivacemente impegnato nel fare chiarezza rispetto al tema dell'"ideologia Gender" nelle scuole: a questo proposito scrive post sul suo profilo FB che ritengo utili, chiarificatori e demistificanti. 
Per questa ragione il blog Guamodì Scuola si associa ai suoi intenti e ne diffonde gli interventi.
Ringraziando ancora il professor Pellai, riportiamo di seguito uno dei suoi ultimi post a proposito delle Linee guida per l'educazione sessuale emanate dall'OMS - Organizzazione Mondiale della Sanità.
Qualcuno sostiene che queste linee guida richiedano agli educatori/insegnanti che lavorano con bambini di 4 anni di insegnare loro la masturbazione. E' davvero così?

DAVVERO LE LINEE GUIDA OMS INCITANO ALL’INSEGNAMENTO DELLA MASTURBAZIONE PER I BAMBINI DELLA SCUOLA MATERNA?

Una delle false verità più diffuse negli ultimi mesi online e sui giornali è che le Linee Guida per l’educazione sessuale dell’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) richiedono che l’educatore che lavora con bambini di 4 anni abbia tra i proprio obiettivi anche quello di insegnare loro la masturbazione. Soltanto negli ultimi sette giorni, io ho dovuto parlare con due giornalisti di questo tema e ho ricevuto almeno quattro mail al riguardo. Tutti mi ponevano la medesima questione: è vero che fare educazione sessuale ai bambini della scuola materna, secondo il modello OMS, prevede insegnare loro ad eccitarsi attraverso pratiche autoerotiche? Questo ha fatto gridare allo scandalo e ha generato un tam tam di grande allarme tra i genitori e rappresenta uno dei motivi per cui sono state promosse petizioni e richieste di bloccare ogni tipologia di educazione affettiva e sessuale in ogni scuola di ordine e grado. Perciò, per ben spiegare che cosa dicono le linee guida OMS intorno al tema della masturbazione con i bambini della scuola materna, ho cercato tutte le volte che tale parole viene citata all’interno di un documento di 65 pagine, in relazione ai bambini di questa età. La parola in questione viene citata, per questa fascia d’età, solo due volte: la prima volta a pagina 23 e la seconda volta a pag. 38.
A pagina 23 essa compare all’interno del capitolo: “Lo sviluppo psicosessuale nell’infanzia e nell’adolescenza” , all’interno del paragrafo: La progressione dello sviluppo sessuale I primi 10 anni di vita (che fa un excursus sullo sviluppo sessuale in prima e seconda infanzia) in cui viene detto: 
Tra il secondo e il terzo anno di vita (i bambini) scoprono le differenze fisiche tra maschi e femmine. In questo periodo cominciano a scoprire il proprio corpo (masturbazione della prima infanzia, autostimolazione) e può succedere anche che cerchino di esaminare il corpo delle loro amichette o dei loro amichetti (gioco del dottore). I bambini imparano a conoscere il loro ambiente sperimentando e da questo punto di vista la sessualità non è diversa dalle altre aree. Ampi studi osservazionali hanno identificato comportamenti sessuali comuni nei bambini, facendo sì che tali forme di comportamento siano considerate normali. 
Alla luce di questa affermazione nella matrice sui contenuti educativi, alla voce Sessualità, per i bambini della scuola dell’infanzia viene scritto:
gioia e piacere nel toccare il proprio corpo, masturbazione infantile precoce.

Queste parole servono all’adulto per gestire conversazioni e comportamenti sessuali che i bambini manifestano – e lo fanno spesso – alla scuola materna. Ogni maestra sa che in ogni classe ci sono bambini che fanno domande di natura sessuale, che a volte provano a giocare al dottore e che, nei momenti in cui si annoiano o non riescono a stare connessi con ciò che succede in classe, si toccano i genitali ripetutamente Questo toccamento ripetuto viene chiamato masturbazione infantile, anche se della masturbazione non ha le caratteristiche, in quanto non conduce all’orgasmo ed è assimilabile a comportamenti quali succhiare dal ciuccio o arrotolare i capelli con un dito. Si tratta di comportamenti automatici con cui il bambino cerca di rimanere in contatto con se stesso e di produrre autoconforto, in un momento in cui si “dissocia” da ciò che sta avvenendo intorno a lui. Ripeto, spesso questi comportamenti sono messi in atto quando i bambini si annoiano e non riescono a rimanere concentrati sul flusso degli accadimenti e delle attività che coinvolgono il resto della classe. Spesso gli adulti di fronte a bambini che si toccano i genitali lanciano messaggi molto terrorizzanti che spaventano il bambino e lo fanno sentire “sbagliato e in colpa”. Invece, il bambino va aiutato, soprattutto quando lo fa in pubblico, a “fermare” questi comportamenti automatici, ma senza sentirsi in colpa e senza pensare che tutto ciò che avviene intorno ai suoi genitali lo rende “sporco” e “cattivo”. Penso che ciascuno di noi genitori, se avesse un figlio che si tocca i genitali durante la scuola materna, gradirebbe avere una maestra che “lo sa gestire” senza spaventarlo o farlo sentire sbagliato. Ecco, perché le linee guida OMS parlano di questo tema in relazione ai bambini della scuola materna. Io credo che sia fondamentale che maestri ed educatori che lavorano a contatto con i bambini di questa età conoscano l’argomento “masturbazione infantile” e lo sappiano trattare e gestire, senza allarmismi e con competenza. La qual cosa è completamente differente dal dire che le linee guida OMS prevedono un’educazione sessuale rivolta ai bambini della scuola materna che li incita a masturbarsi fin dalla più tenera età. 

Ora, se ciò che ho scritto ha un senso ed è condivisibile, io invito chi afferma che le linee guida OMS incitano a insegnare la masturbazione ai bambini della materne a dirmi:

- dove legge questa affermazione all’interno del documento

- in quali scuole del mondo questa cosa è stata fatta in ottemperanza alle linee guida

- quali casi concreti conoscete di educatori sessuali che negli ultimi 30 anni hanno insegnato, all’interno della scuola dell’infanzia, la masturbazione ai bambini della materna.

Vorrei fatti e non teorie. E vorrei anche che domani qualche giornale facesse un bel titolone anche con queste evidenze scientifiche che ho provato a spiegare con le conoscenze e le competenze di cui dispongo (limitate ma vere e non inventate) e soprattutto con tanto buon senso.
Ah, vorrei anche che questo post venisse diffuso il più possibile tra genitori e operatori del settore, docenti ed educatori.

venerdì 3 luglio 2015

Come si costruisce un allarme sociale sulla "teoria gender" - Di Alberto Pellai (per gentile concessione)

Riporto di seguito un articolo scritto da Alberto Pellai, noto psicologo e autore di molti libri di successo sull'educazione dei figli.

Segnalo in poche righe una più approfondita, ma breve, biografia di Alberto Pellai (potete saltarla a pie' pari e andare direttamente all'articolo):
Alberto Pellai è un medico, esperto di prevenzione in età evolutiva, psicoterapeuta dell’età evolutiva che lavora come ricercatore presso il Dipartimento di Sanità Pubblica dell'Università degli Studi di Milano, presso la quale è docente in molti corsi di Laurea della Facoltà di Medicina. Dirige la collana "Educazione alla Salute" presso la casa editrice Franco Angeli (venti i titoli già inseriti in collana), la collana di Narrativa Psicologicamente Orientata per bambini “Parlami del cuore. Le favole di Alberto Pellai” presso la casa editrice Erickson (cinque titoli già pubblicati), la collana “Cantami del cuore” in collaborazione con lo Zecchino d’oro presso la casa editrice Erickson (due titoli già pubblicati), la collana “Le storie del Fantabosco” in collaborazione con il team di autori della Melevisione presso la casa editrice Erickson (due titoli già pubblicati) e la collana I libri del papà presso la casa editrice SanPaolo (3 titoli già pubblicati, 1 in corso di pubblicazione).


Come si costruisce un allarme sociale.

 Buona fede o manipolazione delle notizie?

Ieri a commento del mio post in cui rilanciavo ciò che Maria Pia Veladiano ha scritto a proposito dell’allarme diffuso tra i genitori sul pericolo che la teoria del gender “colonizzi” anche le nostre scuole, una mamma ha linkato un video francese intitolato “Il/elle” scrivendo così:
“Vi allego un link di un video che a quanto pare gira nelle scuole francesi. Premetto che non ho una buona padronanza del francese, ma onestamente mi sembra un po' fuorviante. Non sembra essere un video contro gli stereotipi di genere ( la danza è per le femmine, il calcio per gli uomini e via dicendo) ma sembrerebbe proprio comunicare che al di là del sesso biologico ciascuno è libero di identificarsi in ciò che vuole e in ciò in cui si sente più a suo agio....spiegatemi perché sono un po' confusa..”
Io ho pensato che la richiesta di questa mamma fosse legittima. Mi sono chiesto: Ma è possibile che nelle scuole francesi mostrino ai bambini un video in cui si comunica questo messaggio? Perciò sono andato sul link che la mamma ha postato. 
Partiamo dal titolo, scelto per diffondere questo video: Ecco il video shock che mostrano nelle scuole francesi. C’è da dedurre che il video che andremo a vedere è stato scelto da qualche ente/istituzione/associazione per la diffusione nelle scuole d’Oltralpe. 
L’approfondimento che segue il titolo è questo: Bambini che si mettono il rossetto e bambine che si fanno la barba. Ecco come vengono educati e cresciuti i bambini francesi. A quell’età non si ha lo spirito critico per giudicare ciò che è giusto e ciò che non lo è. Inoltre gli insegnanti rappresentano l’autorità e sono le figure di cui i bambini si fidano di più. Ma che insegnamenti sono questi? Come può essere giusto far credere il contrario della realtà? E infatti le persone crescono sempre più alienate
In effetti, c’è da preoccuparsi in base a quanto viene detto in questa presentazione. Perciò, decido di visionare il video e di capire meglio. 
E qui prima sorpresa: non mi compare un video, ma l’Onorevole Roccella, in primo piano che ci dice che ci farà vedere un ” un video francese che è stato diffuso nelle scuole in Francia ed è stato poi ritirato per proteste dei genitori. E’ importante vederlo perché dice molto di quello che ci aspetta anche in Italia sul piano dell’educazione e di quello che sta avvenendo nelle scuole.” Aggiunge: “A che cosa serve introdurre nelle scuole un video di questo genere? ….serve ad altro, serve a distruggere l’idea stessa della differenza sessuale. E anche tutto quello che si fonda sulla differenza sessuale….. Noi forse siamo riusciti a fermare questo percorso per adesso. …….. Questo è il futuro che ci aspetta se non siamo vigili”. 
A questo punto decido di vedere il video. A me personalmente non piace. Però rimango colpito. Il video è incredibilmente artigianale. Il testo viene letto in modo alquanto impreciso da due giovani voci. Tutto sembra – in termini tecnici – di basso profilo. “Strano – mi dico – un video nazionale diffuso in tutte le scuole, realizzato con questa superficialità e approssimazione”.
Per cui vado su google e scrivo cinque parole chiave: il, elle, video, genre, ecole (ovvero il titolo del video stesso, la parola video e i termini genere e scuola in francese).
Non trovo nessuna notizia che parli dell’utilizzo di questo video a livello nazionale. Trovo però un link che ne spiega la storia. E che dice che:

- Il video in questione non è mai stato mostrato in nessuna scuola francese, bensì è il prodotto di un progetto di classe, realizzato in una scuola secondaria francese da parte di una classe che ha letto il racconto “Il/Elle” tratto dal libro “Histoires Pressees” di Bernard Friot, un autore molto amato dai ragazzi e tradotto anche in Italia con grande successo. Soprattutto, un autore con un forte impegno sociale, che scrive storie brevi ma molto suggestive con l’obiettivo di “attrarre” alla lettura anche i ragazzi che non la amano molto. 
- Il video è poi stato caricato dalla stessa scuola su Youtube, al termine del progetto scolastico.
- Da youtube, il video è stato preso da un movimento contro l’ideologia gender e diffuso a livello nazionale, con l’intenzione di provocare una reazione negativa nei confronti di detta ideologia
- Quindi, stando a questa dichiarazione, qualcuno ha preso questo video, senza chiederne l’autorizzazione a nessuno, e lo ha “lanciato” nell’arena del dibattito pubblico sull’educazione al gender, con l’intenzione di causare uno scandalo nazionale (cosa che in parte si è verificata)
- Il Preside della Scuola in cui il video è stato girato ha denunciato la cosa, ritenendo molto scorretto che un video, prodotto dagli studenti, venisse usato in questo modo, raccontato con modalità completamente differenti rispetto a come era nato e strumentalizzato, in modo incurante dell’eventuale danno che ne avrebbero potuto subire gli studenti che lo avevano prodotto. Tra l’altro, il preside giustamente fa notare che era suo dovere proteggere i due giovani studenti protagonisti del video, che quando lo hanno girato volevano solo essere protagonisti di un progetto scolastico e non di uno scandalo nazionale, montato ad arte, senza che nessuno li avesse interpellati a proposito.
Ora ecco i punti sui quali vi invito a riflettere:
- Questo non è un video mostrato nelle scuole. Questo è un video prodotto da una classe in un proprio progetto pedagogico. Gli unici che lo hanno mostrato a tutto il mondo sono coloro che non vogliano che cose del genere vengano mostrate. E’ paradossale che gli unici grandi diffusori di un video considerato non educativo siano proprio quelli che lo contestano.
- “Dobbiamo tutelare i nostri figli”: questo è uno degli slogan più ricorrenti utilizzato dai movimenti “no gender”. E allora perché creare un caso nazionale – ora divenuto addirittura internazionale – esponendo studenti ignari di tutto (che tra l’altro sono dei minori) - al centro di un caso in cui la vera vittimizzazione secondo me non è quella legata all’aver girato il video, ma quella associata all’averlo reso pubblico in modo puramente strumentale.
- Perché partendo da questo video, tutte le notizie diffuse dal movimento “no gender” parlano di strategie nazionali, video mostrati nelle scuole francesi, con sottolineatura della parola “shock” in ogni titolo? A quanto comprendo in nessuna scuola questo video è stato mostrato da docenti e enti formativi, mentre a tutto il mondo questo video è stato mostrato dai movimenti “no gender”.
- Infine, perché partendo da una falsa notizia, noi veniamo invitati a vedere un video “shock” (che tale non è) e quando arriviamo sul video, in realtà assistiamo ad un discorso di alcuni minuti di un politico che ci dice un bel po’ di bugie, visto che tutte le sue affermazioni che vi ho riportato all’inizio di questo post sono completamente infondate alla luce dei fatti che ho raccolto con una semplice ricerca su Google.
Queste le mie conclusioni:
- Ho voluto approfondire in modo sistematico una notizia che mi era stata comunicata da una lettrice della mia Pagina Facebook. Scoprendo che il suo allarme è un allarme generato non dalla realtà dei fatti, ma dal modo in cui certi fatti vengono raccontati, al solo scopo di creare allarme.
- Invito, in questo dibattito, a non usare più dei “microeventi” manipolati rendendoli “macro”, con un processo di generalizzazione che dice: guardate in Francia che cosa succede (facendo immaginare che l’intera nazione è attraversata da una situazione che si è verificata, in realtà, in una singola scuola)
- Infine, mi chiedo: perché una figura pubblica, con cariche politiche, lancia un allarme nazionale partendo da un fatto che non ha avuto nemmeno la pazienza di approfondire e verificare? Perché continuano tutti a generare allarme su qualcosa che è “enorme” nella mente di pochi, ma che – con queste strategie di comunicazione – sta diventando una immensa follia nella mente di molti? 
Io – e lo ribadisco – sto partecipando a questo dibattito pubblico semplicemente perché, alla luce di questo modo di comunicare la cosiddetta teoria del gender – sto constatando che sempre più scuole, docenti e genitori bloccano qualsiasi azione di educazione emotiva, affettiva e sessuale di cui credo invece ci sia un enorme bisogno. E mi sembra che molti “autorevoli” esponenti pubblici di questa battaglia lo facciano ricavandone grande notorietà e vantaggi, anche in ambito politico. Ma che non siano davvero interessati a comprendere cosa serve ai nostri figli. Bisognerebbe studiare un po’ di più, urlare un po’ meno, parlare più a lungo con persone che da decenni svolgono questo mestiere – ovvero sono educatori pieni di passione e di amore per i bambini, per la famiglia, per il bene di tutti. E che oggi vengono invece denigrati e additati come corruttori dell’umanità.
Che tristezza!
Se il caso vi sembra interessante, diffondete questo post. Io non diffondo il video Il/elle, perché trovo giusto tutelare i ragazzi che lo hanno girato. Però vi propongo la lettura dell’articolo che spiega come ha reagito il preside della scuola in cui quel video è stato girato. Spero serva ad appassionarci tutti, un po’ di più e un po’ meglio, alla verità. E’ in francese. Ma tradurlo è lo sforzo da fare per sapere la verità.

Di seguito trovate il rimando alla pagina Facebook di
 Alberto Pellai:


giovedì 2 luglio 2015

Si dice "fare l'amore" o "fare all'amore"? Italiano Senza Errori

"L'amore non esiste, per questo lo facciamo" :)

Diceva così una pubblicità di qualche tempo fa. Simpatica. Ma tornando seri, è più giusto dire "fare l'amore" oppure "fare all'amore"?

Certo, l'importante è farlo, ma se volessimo scriverlo qual è la forma più corretta?


Diciamo subito che entrambe le forme sono corrette.

Fare all'amore è un modo di dire più arcaico, infatti lo sentiamo più spesso dai nostri nonni o, in generale, da persone di una certa età. 

500 anni fa, però, il significato di questa espressione era un tantino diverso: si faceva riferimento al "guardare con trasporto, guardare con passione" l'altra persona.

Progressivamente il significato è cambiato e si è arrivato ad intendere l'atto sessuale.

L'amore, quindi, viene poi visto come l'atto in sé e il passaggio da "fare all'amore" a "fare l'amore" è stato immediato.

Questo è un caso curioso che testimonia come la lingua si modifichi di pari passo con il mutare dei costumi sociali.

La forma "fare l'amore" è quella che viene data come preferita dai vocabolari attuali.


-------------------------------






mercoledì 1 luglio 2015

"La leggenda del Grande Inquisitore" di F. Dostoevskij - Educare Narrando

La leggenda del grande inquisitore è un  apologo, un racconto fatto da Ivan Karamazov all’interno del grande romanzo di Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, pubblicato in Russia nel 1880. 

Il romanzo è la lunga storia della famiglia Karamazov, e delle sofferenze, degli odi e delle passioni che legano quattro fratelli e il loro padre. 

Dostoevskij è uno dei più grandi e tormentati scrittori russi dell’800, sempre attento a scavare nelle profondità dell’animo umano, con le sue  pulsioni sordide o i suoi slanci generosi.  Ivan, il fratello che racconta la leggenda del grande inquisitore, nega l’opera di Dio, in nome delle sofferenze terrene e specialmente di quelle degli innocenti, in particolar modo dei bambini. 

Nella leggenda  del grande Inquisitore Ivan esprime la contrapposizione tra libertà e costrizione, tra fede nella vita e negazione di essa. Ivan, che è un intellettuale e uno scrittore, nella lotta che in lui si combatte tra sentimento e ragione, alla fine impazzisce.

 Nella leggenda del grande inquisitore si esprime un forte pessimismo per la condizione umana e anche  l’esigenza di una spietata sincerità. Il vecchio inquisitore non si fa illusione sugli uomini, anzi invita Gesù a lanciarsi alle spalle ogni immotivata speranza o irragionevole idealizzazione.

Il paradosso presente in questa leggenda è straordinariamente pungente: la Chiesa istituzionale - rappresentata dal Grande Inquisitore - finisce, essa stessa, per condannare Gesù, tornato sulla terra.

Le interpretazioni di questo passo sono moltissime. Cosa vuole dirci davvero Dostoevskji? Che tra la Chiesa di Dio e la Chiesa istituzionale c'è un abisso, tanto che la seconda finisce per sovvertire e snaturare totalmente la prima?


LA LEGGENDA DEL GRANDE INQUISITORE

F. M. Dostoevskij, I fratelli Karamazov

La mia azione si svolge in Spagna, a Siviglia, al tempo piú pauroso dell’inquisizione quando ogni giorno nel paese ardevano i roghi per la gloria di Dio e
con grandiosi autodafé
si bruciavano gli eretici.
Oh, certo, non è cosí che Egli scenderà, secondo la Sua promessa, alla fine dei tempi, in tutta la gloria celeste, improvviso “come folgore che splende dall’Oriente all’Occidente”. No, Egli volle almeno per un istante visitare i Suoi figli proprio là dove avevano cominciato a crepitar i roghi degli eretici. Nell’immensa Sua misericordia, Egli passa ancora una volta fra gli uomini in quel medesimo aspetto umano col quale era passato per tre anni in mezzo agli uomini quindici secoli addietro. Egli scende verso le “vie roventi” della città meridionale, in cui appunto la vigilia soltanto, in un “grandioso autodafé”, alla presenza del re, della corte, dei cavalieri, dei cardinali e delle piú leggiadre dame di corte, davanti a tutto il popolo di Siviglia, il cardinale grande inquisitore aveva fatto bruciare in una volta, ad majorem Dei gloriam, quasi un centinaio di eretici. Egli è comparso in silenzio, inavvertitamente, ma ecco – cosa strana – tutti Lo riconoscono. Spiegare perché Lo riconoscano, potrebbe esser questo uno dei piú bei passi del poema. Il popolo è attratto verso di Lui da una forza irresistibile, Lo circonda, Gli cresce intorno, Lo segue.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...